Un impianto moderno avrebbe gli stessi problemi?
Una delle domande che ci si pone rispetto agli incidenti conseguenti al terremoto nelle centrali giapponesi è se un progetto più recente avrebbe dato maggiori garanzie di sicurezza.
La prudenza è d'obbligo perché il terremoto è stato di un grado elevatissimo, dato che si è liberata un'energia decine di migliaia di volte maggiore di quella, per esempio, del terrremoto de l'Aquila.
Però una centrale più moderna avrebbe avuto sicuramente più frecce al suo arco per difendere l'ambiente. Le centrali AP1000 di Toshiba Westinghouse, per esempio, sono progettate per spegnersi da sé in caso di incidente, anche se manca energia alla centrale, anceh se manca l'intervento degli operatori.
Si usano meccanismi di sicurezza passivi, come un serbatoio d'acqua sul tetto per il raffreddamento di emergenza, valvole di sicurezza tenute chiuse dall'energia, che si aprono se manca corrente e così via. Tutti sistemi che agiscono per cause naturali senza intervento umano e apporto di energia esterna.
Ecco un'animazione del sistema di raffreddamento di emergenza della centrale AP1000, proveniente dal sito di Toshiba Westinghouse. Secondo Toshiba, il sistema di raffreddamento di emergenza agisce automaticamente e senza intervento esterno per 72 ore.
L'incidente di Chernobyl è avvenuto in un test folle sul tempo di intervento dei generatori di emergenza. I generatori di emergenza non hanno funzionato come si deve a Fukushima, così come non hanno funzionato tutte le pompe di raffreddamento.
Per queste ragioni, i sistemi che fanno affidamento su generatori di emergenza e su sistemi di raffreddamento pilotati da pompe, anche se quadruplicate, come nel progetto europeo EPR, non sono intrinsecamente sicuri come i sistemi passivi.
Un'altra misura passiva importante è il contenimento del reattore in edifici di contenimento con un metro e mezzo di spessore delle pareti e un recipiente in materiale refrattario al calore, una specie di scodella pronta per raccogliere il prodotto di un'eventuale fusione del nucleo nel caso peggiore in assoluto.
Questa è la sicurezza che ci si aspetta da un impianto di terza generazione avanzata (GEN III+). Naturalmente un terremoto è sempre un'evenienza incontrollabile, ma certamente è desiderabile avere un edificio di contenimento in grado di resistere all'impatto di un aereo e un sistema di raffreddamento di emergenza che può operare per 72 ore senza intervento esterno.


